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DPCM del 4 agosto 2023

Il DPCM del 4 agosto 2023 delinea il quadro della formazione iniziale e del reclutamento. È inserito nel PNRR.

DPCM del 4 agosto 2023

Il DPCM del 4 agosto 2023 regolamenta la formazione iniziale ed il reclutamento.

Esso stabilisce il percorso universitario e accademico per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Il decreto definisce i contenuti e la strutturazione dell’offerta formativa, i requisiti per i centri formativi, le modalità organizzative e i criteri per la valutazione finale.

Questo si inserisce nel contesto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, mirando a rivedere il sistema di reclutamento e di formazione dei docenti, con l’intento di risolvere il problema del precariato in Italia.

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normativa

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Legge n. 53 del 2003

La Legge 53 del 2003 è un atto legislativo che delega al Governo la definizione delle norme generali sull’istruzione e i livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale.

Promuove la crescita e valorizzazione della persona umana, rispettando le differenze individuali e le scelte educative delle famiglie, nell’ambito della cooperazione tra scuola e genitori.

Prevede, tra le altre cose, l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro nel sistema di istruzione.

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Legge 59 del 1997 (Articolo 21)

L’articolo 21 della Legge 15 marzo 1997 n. 59 riguarda l’autonomia delle istituzioni scolastiche italiane. Il processo rientra nella più ampia riforma della pubblica amministrazione nota come riforma Bassanini. Esso prevede la progressiva attribuzione di funzioni amministrative dalle autorità centrali e periferiche alle istituzioni scolastiche. Questo include l’estensione della personalità giuridica e l’ampliamento dell’autonomia per tutti i tipi di istituti di istruzione.

Vengono stabiliti criteri per l’attribuzione di autonomia e personalità giuridica, basati su requisiti dimensionali e territoriali specifici. La legge promuove anche l’autonomia organizzativa e didattica, incentivando la flessibilità, l’efficienza e l’efficacia del servizio scolastico, l’integrazione delle risorse e l’uso di tecnologie innovative.

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Legge 107 del 2015

La Legge 107 del 2015, nota come La Buona Scuola, è una riforma del sistema scolastico italiano. Ha come finalità prioritaria il rilancio dell’autonomia delle istituzioni scolastiche. Rafforza l’orientamento attraverso la realizzazione obbligatorio dell’esperienze dell’alternanza scuola-lavoro e introduce elementi innovativi attraverso il Piano Nazionale Scuola Digitale.

Ha inoltre introdotto il compenso per la valorizzazione del merito e la carta per la formazione del personale docente. Il testo ha previsto alcune deleghe al Governo che ha, conseguentemente, emanato decreti specifici.

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Decreto Legislativo n. 77 del 15 aprile 2005

Il Decreto Legislativo n. 77 del 15 aprile 2005 stabilisce le norme generali relative all’alternanza scuola-lavoro, come previsto dall’articolo 4 della legge 28 marzo 2003 n.53. Questo decreto disciplina l’alternanza scuola-lavoro nel secondo ciclo di istruzione, sia nei licei che nel sistema di istruzione e formazione professionale.

L’obiettivo è fornire ai giovani competenze spendibili nel mercato del lavoro, combinando periodi di studio e lavoro sotto la responsabilità delle istituzioni scolastiche o formative. Le disposizioni includono la progettazione, attuazione, verifica e valutazione dei percorsi di alternanza, nonché la collaborazione con imprese e enti per esperienze lavorative formative.

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Decreto legislativo n. 63 del 2017

Il Decreto Legislativo n. 63 del 2017 si focalizza sull’effettiva realizzazione del diritto allo studio, delineando prestazioni relative ai servizi alla persona e migliorando la Carta dello Studente.

Include disposizioni sui servizi educativi e strumentali, dettagliando i requisiti per l’accesso a tali prestazioni e i principi per il potenziamento della Carta dello Studente.

Il decreto è parte di un quadro più ampio volto a garantire e facilitare l’accesso all’istruzione e ai servizi correlati per gli studenti.

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Decreto legislativo n. 62 del 2017

Il Decreto Legislativo n. 62 del 2017 stabilisce norme sulla valutazione degli apprendimenti e sulla certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione e sugli esami di Stato. Questo decreto mira a riformare la valutazione degli studenti, enfatizzando la valutazione formativa, coerente con l’offerta formativa delle scuole.

Inoltre, tratta la valutazione del comportamento e la partecipazione a rilevazioni nazionali e internazionali per valutare la qualità del sistema educativo. Include anche disposizioni per la valutazione degli studenti con cittadinanza non italiana.

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Decreto legislativo n. 61 del 2017

Il Decreto Legislativo n. 61 del 2017 riguarda la revisione dei percorsi dell’istruzione e formazione professionale. Esso mira a ridefinire gli indirizzi e a potenziare le attività didattiche laboratoriali all’interno di questi percorsi.

Il decreto enfatizza l’importanza della personalizzazione e l’integrazione tra scuola e mondo del lavoro. Prevede l’istituzione di scuole come laboratori di ricerca, sperimentazione e innovazione didattica e mira a formare gli studenti sulle competenze chiave, favorendo l’orientamento, in linea con le esigenze economiche del Paese.

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Decreto Legislativo n. 297 del 16 aprile 1994

Il Decreto Legislativo n. 297 del 16 aprile 1994, rappresenta il Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione per le scuole di ogni ordine e grado in Italia.

Esso racchiude e organizza norme relative a vari aspetti del sistema scolastico, dalla struttura e organizzazione delle scuole, ai diritti e doveri del personale docente e studenti, fino alla gestione amministrativa e finanziaria delle istituzioni educative. Questo testo unico è fondamentale per comprendere il quadro legislativo dell’istruzione in Italia.

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Decreto Legge n. 69 del 13 giugno 2023

Il Decreto Legge n. 69 del 2023 introduce misure urgenti per l’adeguamento della legislazione italiana agli obblighi derivanti dall’Unione Europea.

In particolare include disposizioni relative all’estensione della carta del docente per la formazione e l’aggiornamento al personale docente incaricato annuale.

Include disposizioni relative a diverse aree, come il settore bancario, fiscale, della salute e dell’ambiente. Mirando a evitare sanzioni e procedure di infrazione, il decreto si concentra sull’armonizzazione delle norme nazionali con gli atti normativi europei e le sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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Decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 8 marzo 1999

Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 275 del 8 marzo 1999 stabilisce le norme relative al riconoscimento dell’autonomia delle istituzioni scolastiche italiane.

Definisce i principi dell’autonomia didattica, organizzativa e di ricerca, sperimentazione e sviluppo. Demanda a ciascuna istituzione scolastica autonoma la definizione e l’approvazione del piano dell’offerta formativa e del curricolo di istituto.

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faq correlate

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Come funziona l’alternanza scuola-lavoro secondo la Legge 107 del 2015?

L’alternanza scuola-lavoro, secondo la legge 107 del 2015, prevede che gli studenti partecipino a periodi di formazione presso aziende, enti pubblici e strutture del territorio, acquisendo competenze pratiche. La revisione attraverso il PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) ha come finalità prioritaria l’orientamento.

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Cos’è il PTOF e quale ruolo ha nella Buona Scuola?

Il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) è un documento che ogni scuola deve redigere per pianificare e comunicare la propria offerta formativa, coerente con gli obiettivi nazionali e le esigenze locali. Dall’anno scolastico 2015/16, anno di entrata in vigore della Buona scuola, il POF diventa triennale.

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Cosa prevede l’alternanza scuola-lavoro nella Buona Scuola?

La Legge 107 del 2015 rende obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro per gli istituti tecnici e professionali (400 ore) e per i licei (200 ore), estendendo la collaborazione con enti vari per arricchire l’esperienza degli studenti. La revisione dell’alternanza attraverso i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) ha previsto un numero minimo di ore obbligatorie che sono 210 ore nei professionali, 150 ore nei tecnici e 90 ore nei licei.

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Quali sono gli obiettivi principali della Legge 107 del 2015?

Gli obiettivi principali della legge 107 del 2015 sono migliorare la qualità e l’equità dell’istruzione italiana, promuovere l’autonomia delle scuole, l’inclusione degli studenti con disabilità e introdurre nuovi modelli educativi.

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Quali sono le iniziative digitali incluse nella Legge 107 del 2015?

La legge 107 del 2015 introduce il Piano Nazionale per la Scuola Digitale, mirato a potenziare le competenze digitali degli studenti e integrare tecnologie innovative nell’insegnamento e negli aspetti organizzativi e amministrativi della scuola.

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Quali sono le novità sul reclutamento dei docenti introdotte dalla legge?

La Legge 107 del 2015 ha introdotto l’organico dell’autonomia, un piano straordinario di assunzioni e i Percorsi FIT per l’accesso ai ruoli dei docenti.

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Come gestire studenti con BES e DSA in classe?

L’inclusione efficace di studenti con BES e DSA richiede un approccio personalizzato e sistematico. Il primo passo è l’elaborazione accurata del Piano Didattico Personalizzato (PDP) in collaborazione con famiglia, specialisti e consiglio di classe, identificando strategie specifiche per ogni studente.

Gli strumenti compensativi devono essere scelti in base alle necessità individuali: mappe concettuali per supportare la memoria, sintesi vocale per la dislessia, calcolatrice per la discalculia, software di videoscrittura con correttore per la disortografia. L’uso della tecnologia (tablet, app specifiche) può fare la differenza nell’autonomia dello studente.

Le misure dispensative includono la riduzione del carico di compiti, l’esonero dalla lettura ad alta voce se non richiesta, tempi aggiuntivi per le verifiche, la possibilità di recuperare oralmente verifiche scritte insufficienti. Importante è programmare le interrogazioni e suddividere i contenuti in unità gestibili.

La didattica in classe deve essere multisensoriale e strutturata: utilizzare organizzatori grafici, fornire anticipatori dell’argomento, spezzare le consegne complesse in passaggi chiari, utilizzare font ad alta leggibilità e impaginazione ariosa. Il cooperative learning e il tutoraggio tra pari favoriscono l’inclusione sociale oltre che didattica.

La comunicazione costante con la famiglia e gli specialisti permette di monitorare i progressi e adattare le strategie. Sviluppare queste competenze del docente specialistiche richiede formazione continua ma è essenziale per garantire il successo formativo di tutti gli studenti.

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Come valutare correttamente gli apprendimenti degli studenti?

Una valutazione efficace degli apprendimenti richiede un approccio sistematico e multidimensionale. La valutazione diagnostica iniziale identifica prerequisiti e livelli di partenza attraverso test d’ingresso e osservazioni sistematiche, permettendo di personalizzare il percorso didattico.

La valutazione formativa accompagna il processo di apprendimento con verifiche frequenti e diversificate: osservazioni in classe, compiti autentici, portfolio, peer assessment. Il feedback tempestivo e specifico è cruciale: non limitarsi al voto numerico ma fornire indicazioni concrete per il miglioramento. Utilizzare rubriche valutative condivise con gli studenti rende i criteri trasparenti e promuove l’autovalutazione.

La valutazione sommativa certifica i risultati raggiunti attraverso prove strutturate, semi-strutturate e non strutturate. Variare le tipologie rispetta i diversi stili cognitivi: test a risposta multipla per conoscenze fattuali, problemi aperti per competenze complesse, presentazioni orali per capacità espositive, progetti per competenze trasversali.

Per studenti con BES e DSA, applicare misure compensative e dispensative previste dai PDP: tempi aggiuntivi, uso di mappe, verifiche programmate, valutazione dei contenuti più che della forma. La valutazione deve sempre considerare il progresso individuale rispetto al punto di partenza.

Documentare il processo valutativo nel registro elettronico con annotazioni descrittive, non solo numeriche. Le moderne competenze del docente includono la capacità di utilizzare la valutazione come strumento di crescita, non di selezione, promuovendo una cultura dell’errore come opportunità di apprendimento.

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Quali strumenti e piattaforme digitali sono indispensabili per la didattica moderna?

La didattica digitale moderna richiede la padronanza di strumenti diversificati per obiettivi specifici. Le piattaforme di gestione classe come Google Classroom o Microsoft Teams costituiscono l’infrastruttura base: permettono di distribuire materiali, assegnare compiti, fornire feedback e mantenere la comunicazione con studenti e famiglie. Sono essenziali per organizzare il flusso di lavoro didattico.

Gli strumenti collaborativi trasformano l’apprendimento in esperienza condivisa. Padlet permette di creare bacheche virtuali dove gli studenti contribuiscono con idee e materiali; Jamboard facilita il brainstorming visuale; Google Documenti abilita la scrittura collaborativa in tempo reale. Questi strumenti sviluppano competenze di lavoro di gruppo fondamentali.

Per le verifiche interattive, Kahoot e Mentimeter rendono la valutazione formativa coinvolgente attraverso quiz gamificati. Wordwall offre template personalizzabili per attività didattiche ludiche. Forms e Moduli Google permettono verifiche più strutturate con correzione automatica.

La creazione di contenuti si avvale di Canva per infografiche e presentazioni accattivanti, Edpuzzle per video interattivi con domande integrate, Genially per presentazioni dinamiche. Per studenti con BES, strumenti come Read&Write o la sintesi vocale integrata sono indispensabili.

Le mappe concettuali digitali con Mindmeister o Coggle facilitano l’organizzazione delle conoscenze e supportano diversi stili di apprendimento. L’integrazione di questi strumenti nelle competenze del docente moderne non è più opzionale ma necessaria per una didattica efficace e inclusiva nell’era digitale.

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Quali sono le principali responsabilità civili e penali del docente durante l’attività scolastica?

La responsabilità del docente durante l’attività scolastica si articola su due livelli fondamentali: civile e penale. Dal punto di vista civile, l’insegnante risponde dei danni che gli alunni possono causare a terzi o subire durante l’orario scolastico, secondo l’art. 2048 del Codice Civile. Questa responsabilità, detta “culpa in vigilando”, si estende a tutti i momenti della vita scolastica: lezioni, ricreazioni, cambi d’ora, uscite didattiche e attività laboratoriali.

Per liberarsi da tale responsabilità, il docente deve dimostrare di non aver potuto impedire il fatto nonostante la vigilanza adeguata. È fondamentale non lasciare mai la classe incustodita e, in caso di necessità, affidare gli studenti a un collega o al personale ATA.

Sul piano penale, le responsabilità includono l’abbandono di minori (art. 591 c.p.) se si lascia la classe senza sorveglianza, le lesioni colpose in caso di incidenti prevedibili e l’omissione di soccorso se non si interviene tempestivamente in situazioni di pericolo. Durante le attività pratiche e laboratoriali, il docente deve garantire il rispetto delle norme di sicurezza e l’uso corretto dei dispositivi di protezione.

La giurisprudenza ha stabilito che la vigilanza deve essere proporzionata all’età degli alunni: maggiore per i più piccoli, può essere attenuata per studenti delle superiori. Per approfondire tutte le competenze del docente necessarie per gestire correttamente questi aspetti, è essenziale una formazione continua sulla normativa scolastica e sulla sicurezza.

FAQ

01

Verificare di possedere i titoli di studio corretti è il primo e più importante passo per intraprendere la carriera di insegnante. I requisiti variano in base all’ordine e al grado di scuola in cui si desidera lavorare.

  • Scuola dell’infanzia e primaria:
    Il titolo d’accesso principale è la Laurea Magistrale a ciclo unico in Scienze della Formazione Primaria, che è già abilitante. In alternativa, è valido anche il Diploma Magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002.
  • Scuola secondaria di primo e secondo grado:
    È necessaria una Laurea Magistrale, Specialistica o di Vecchio Ordinamento che dia accesso a una specifica classe di concorso. È fondamentale verificare, tramite le tabelle ministeriali, che il proprio piano di studi includa tutti i CFU richiesti in determinati settori scientifico-disciplinari. A questo si aggiunge ora il percorso di abilitazione da [60 CFU].
  • Insegnante Tecnico-Pratico (ITP):
    Per gli insegnamenti tecnico-pratici, fino al 31 dicembre 2024 è sufficiente un Diploma di scuola secondaria specifico. Successivamente, sarà richiesta una laurea triennale.

È cruciale controllare sempre le fonti ufficiali del Ministero dell’Istruzione, poiché un titolo non idoneo può comportare l’esclusione dalle graduatorie e l’annullamento del servizio prestato ai fini del punteggio.

02

Le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) sono lo strumento principale con cui vengono assegnate le supplenze di lunga durata nella scuola italiana. Si aggiornano ogni due anni e sono suddivise in due fasce: la prima per i docenti abilitati o specializzati, la seconda per chi possiede solo il titolo di studio.

Il posizionamento in graduatoria dipende da un punteggio, che è la somma di diversi elementi:

  • Titolo di accesso: Il voto di laurea o diploma viene convertito in punti secondo una tabella ministeriale. Un voto più alto garantisce un punteggio di partenza maggiore.
  • Servizio svolto: È la componente più importante. Ogni giorno di servizio accumulato come docente matura un punteggio. Ad esempio, un anno scolastico completo su una specifica classe di concorso vale 12 punti.
  • Titoli aggiuntivi: Master universitari, certificazioni informatiche (es. EIPASS) e linguistiche (es. B2, C1), corsi di perfezionamento, dottorati di ricerca e altre abilitazioni conferiscono punteggi extra che possono fare la differenza.

Le convocazioni per le supplenze avvengono in ordine di graduatoria: chi ha punteggio più alto riceve per primo le proposte di supplenza. Le GPS vengono utilizzate per supplenze di lunga durata, mentre per quelle brevi e temporanee si attinge dalle graduatorie d’istituto delle singole scuole.

Un aspetto cruciale è che l’inserimento nelle GPS richiede la presentazione di una domanda telematica attraverso Istanze Online del Ministero, rispettando scadenze precise. La scelta della provincia è strategica, poiché determina le opportunità lavorative disponibili.

Per poter ottenere una supplenza da GPS non basta compilare la domanda di inserimento, ci si deve ricordare anche un’altra scadenza fondamentale: esprimere fino ad un massimo di 150 preferenze che verranno considerate quando si procede ad assegnare la nomina prima dell’inizio delle lezioni.

Per [approfondire tutti gli aspetti del percorso per diventare insegnante], dalle graduatorie alle procedure di immissione in ruolo, è fondamentale comprendere l’intero sistema scolastico italiano e le sue dinamiche di funzionamento.

03

La Messa a Disposizione (MAD) è uno strumento molto utile per chi desidera entrare nel mondo della scuola, soprattutto all’inizio del proprio percorso. Dal 2024 il sistema delle MAD è stato sostituto dell’interpello. Si tratta di una vera e propria candidatura che un aspirante supplente può presentare compilando il form di ricerca di un supplente, pubblicato sul sito di una scuola e sul sito dell’ufficio scolastico territoriale, che raccoglie tutti gli interpelli della provincia..

Le scuole ricorrono agli interpelli quando non riescono a trovare docenti disponibili attraverso lo scorrimento delle graduatorie ufficiali (GAE e GPS). Questo accade spesso per materie specifiche o in province con carenza di personale.

Chi può partecipare all’interpello?
Possono partecipare all’interpello sia i laureati che possiedono il pieno titolo per una classe di concorso, sia i laureandi o diplomati che non hanno ancora tutti i requisiti. Tuttavia, le scuole daranno sempre priorità a chi possiede il titolo di studio completo. È importante notare che chi è già inserito nelle GPS può partecipare all’interpello solo se non ha ottenuto una nomina.

Come si invia la disponibilità?
Si deve completare il form allegato alla pubblicazione dell’interpello per la ricerca di un supplente, indicando tutte le informazioni richieste nella ricerca da parte della scuola. Completato il form, si deve procedere con l’invio.

04

Se aspiri a insegnare nella scuola secondaria di primo o secondo grado, il concetto di classe di concorso (CDC) è fondamentale. Ogni CDC, identificata da un codice come “A022” (Italiano, Storia, Geografia nella scuola secondaria di I grado) o “A048” (Scienze motorie e sportive), definisce quali discipline puoi insegnare e con quale titolo di studio.

Per scoprire a quali classi di concorso dà accesso la tua laurea, devi seguire questi passaggi:

  1. Consulta le Tabelle Ministeriali: Il Ministero dell’Istruzione mette a disposizione delle tabelle ufficiali (spesso allegate ai decreti sui requisiti, come il DPR 19/2016 e il DM 259/2017) che elencano per ogni CDC i titoli di studio idonei.
  2. Verifica i CFU/Esami Richiesti: Attenzione, possedere la laurea indicata non è sempre sufficiente. Per molte classi di concorso, la normativa richiede anche di aver sostenuto specifici esami o di aver maturato un certo numero di Crediti Formativi Universitari (CFU) in determinati settori scientifico-disciplinari (SSD).
  3. Utilizza i Motori di Ricerca Online: Esistono diversi portali online, anche istituzionali, dove inserendo il proprio titolo di studio è possibile visualizzare l’elenco delle classi di concorso a cui si può accedere ed eventuali debiti formativi da colmare.

È fondamentale verificare attentamente la propria situazione curriculare, poiché CFU mancanti possono essere acquisiti attraverso corsi singoli universitari, master o percorsi post-lauream specifici. Alcune lauree consentono accesso a multiple classi di concorso, ampliando le opportunità lavorative.

Una volta identificate le tue classi di concorso, potrai procedere con l’inserimento nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) e iniziare il tuo percorso nel mondo della scuola.

05

Diventare insegnante di sostegno significa scegliere un ruolo di fondamentale importanza per l’inclusione scolastica. Il percorso per accedere a questa professione è specifico e richiede, oltre ai titoli di studio validi per l’insegnamento su posto comune, il conseguimento di una specializzazione polivalente.

Lo strumento per ottenerla è il TFA Sostegno (Tirocinio Formativo Attivo), un corso di specializzazione universitario a numero chiuso. Per accedere al TFA è necessario superare una dura selezione composta da un test preselettivo, una prova scritta e una prova orale.

La preparazione richiede studio approfondito di: pedagogia speciale, psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento, didattica inclusiva, normativa su integrazione scolastica (Legge 104/1992, Decreto Legislativo 66/2017,…), metodologie didattiche innovative. È consigliabile simulare le prove d’esame.

Il corso ha una durata di circa 8 mesi e prevede lezioni, laboratori e un tirocinio pratico presso le istituzioni scolastiche. 

Il corso TFA prevede 250 ore di tirocinio diretto e indiretto presso scuole accoglienti, laboratori didattici, insegnamenti teorici e una tesi finale. I posti disponibili sono limitati e definiti annualmente dal Ministero in base ai fabbisogni regionali.

Una volta superato l’esame finale, si ottiene il titolo di specializzazione per il sostegno, che consente l’iscrizione nella prima fascia delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) su posto di sostegno. Questo titolo offre importanti opportunità lavorative e, negli ultimi anni, è diventato anche un canale privilegiato per l’immissione in ruolo. 

Recentemente, il Ministero dell’Istruzione e Merito, per sanare l’annosa questione dei titoli di specializzazione sul sostegno conseguiti all’Estero, ha previsto l’attivazione di una nuova versione di TFA, in formato ridotto, gestita dall’Indire. 

Per una visione d’insieme del sistema, consulta il nostro articolo su Come Diventare Insegnante.

06

La riforma del reclutamento docenti ha introdotto un nuovo percorso abilitante basato sull’acquisizione di 60 Crediti Formativi Universitari (CFU/CFA). Questo sistema sostituisce il precedente requisito dei 24 CFU e intenderebbe fornire una preparazione più completa e professionalizzante agli aspiranti insegnanti della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Il percorso dei 60 CFU è strutturato per integrare competenze teoriche e pratiche e include:

  • Discipline di base in ambito psico-pedagogico, metodologico e didattico.
  • Un periodo di tirocinio diretto nelle scuole di almeno 20 CFU, per sperimentare concretamente la professione.
  • Laboratori di didattica disciplinare specifici per la propria classe di concorso.

Una volta completato il percorso formativo, l’aspirante docente deve superare una prova finale abilitante. L’ottenimento di questa abilitazione è il requisito indispensabile per poter partecipare ai concorsi pubblici e aspirare al ruolo.

Questa riforma mira a creare un canale di accesso all’insegnamento più strutturato, garantendo che i futuri docenti arrivino in cattedra con un solido bagaglio di competenze non solo disciplinari, ma anche pedagogiche e pratiche. 

I percorsi sono erogati dalle università statali e da quelle telematiche riconosciute, previo accreditamento ministeriale. 

È importante considerare che esistono percorsi differenziati: 60 CFU per chi non ha mai insegnato, 30 CFU per chi ha già tre anni di servizio e percorsi specifici per determinate categorie. La scelta dell’università deve considerare accreditamenti, modalità didattiche, costi e riconoscibilità del titolo finale.

L’attuazione del percorso sta, per ora, sollevando diverse perplessità in merito ad efficacia e reale preparazione. Per tutti i dettagli su come intraprendere questo percorso, puoi consultare la nostra guida su Come Diventare Insegnante: da Docente Supplente a Docente di Ruolo.

07

Gli obiettivi principali della legge 107 del 2015 sono migliorare la qualità e l’equità dell’istruzione italiana, promuovere l’autonomia delle scuole, l’inclusione degli studenti con disabilità e introdurre nuovi modelli educativi.

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L’alternanza scuola-lavoro, secondo la legge 107 del 2015, prevede che gli studenti partecipino a periodi di formazione presso aziende, enti pubblici e strutture del territorio, acquisendo competenze pratiche. La revisione attraverso il PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento) ha come finalità prioritaria l’orientamento.

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La Legge 107 del 2015 ha introdotto l’organico dell’autonomia, un piano straordinario di assunzioni e i Percorsi FIT per l’accesso ai ruoli dei docenti.

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Il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) è un documento che ogni scuola deve redigere per pianificare e comunicare la propria offerta formativa, coerente con gli obiettivi nazionali e le esigenze locali. Dall’anno scolastico 2015/16, anno di entrata in vigore della Buona scuola, il POF diventa triennale.

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La legge 107 del 2015 introduce il Piano Nazionale per la Scuola Digitale, mirato a potenziare le competenze digitali degli studenti e integrare tecnologie innovative nell’insegnamento e negli aspetti organizzativi e amministrativi della scuola.

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La Legge 107 del 2015 rende obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro per gli istituti tecnici e professionali (400 ore) e per i licei (200 ore), estendendo la collaborazione con enti vari per arricchire l’esperienza degli studenti. La revisione dell’alternanza attraverso i Percorsi per le Competenze Trasversali e per l’Orientamento (PCTO) ha previsto un numero minimo di ore obbligatorie che sono 210 ore nei professionali, 150 ore nei tecnici e 90 ore nei licei.

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