Come gestire studenti con BES e DSA in classe?

Gestire studenti BES e DSA richiede l'elaborazione del PDP con strumenti compensativi (mappe, sintesi vocale, calcolatrice) e misure dispensative (tempi aggiuntivi, verifiche ridotte). Essenziale utilizzare didattica multisensoriale, semplificare consegne, valorizzare punti di forza e collaborare con famiglia e specialisti per un approccio inclusivo efficace.

Come gestire studenti con BES e DSA in classe?

L’inclusione efficace di studenti con BES e DSA richiede un approccio personalizzato e sistematico. Il primo passo è l’elaborazione accurata del Piano Didattico Personalizzato (PDP) in collaborazione con famiglia, specialisti e consiglio di classe, identificando strategie specifiche per ogni studente.

Gli strumenti compensativi devono essere scelti in base alle necessità individuali: mappe concettuali per supportare la memoria, sintesi vocale per la dislessia, calcolatrice per la discalculia, software di videoscrittura con correttore per la disortografia. L’uso della tecnologia (tablet, app specifiche) può fare la differenza nell’autonomia dello studente.

Le misure dispensative includono la riduzione del carico di compiti, l’esonero dalla lettura ad alta voce se non richiesta, tempi aggiuntivi per le verifiche, la possibilità di recuperare oralmente verifiche scritte insufficienti. Importante è programmare le interrogazioni e suddividere i contenuti in unità gestibili.

La didattica in classe deve essere multisensoriale e strutturata: utilizzare organizzatori grafici, fornire anticipatori dell’argomento, spezzare le consegne complesse in passaggi chiari, utilizzare font ad alta leggibilità e impaginazione ariosa. Il cooperative learning e il tutoraggio tra pari favoriscono l’inclusione sociale oltre che didattica.

La comunicazione costante con la famiglia e gli specialisti permette di monitorare i progressi e adattare le strategie. Sviluppare queste competenze del docente specialistiche richiede formazione continua ma è essenziale per garantire il successo formativo di tutti gli studenti.

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Come valutare le competenze degli studenti (e non solo le conoscenze)?

Valutare le competenze è più complesso che valutare le conoscenze, ma è possibile con gli strumenti giusti.

La differenza fondamentale

Una verifica tradizionale chiede: “Qual è la formula dell’area del rettangolo?” (conoscenza). Una valutazione di competenza chiede: “Progetta il giardino ideale per la scuola, calcolando aree e costi e presenta la tua proposta al dirigente” (competenza).

Strumenti per valutare le competenze

  • Compiti autentici: Situazioni il più possibile vicine alla realtà. Non “risolvi 10 equazioni”, ma “calcola il prestito migliore per comprare un’auto, confrontando offerte reali di banche diverse”.
  • Prove di realtà: Problemi complessi, aperti, che richiedono di mobilitare conoscenze diverse. “Organizza una gita scolastica: pianifica itinerario, calcola budget, scrivi autorizzazioni, prevedi piano B in caso di maltempo”.
  • Rubriche valutative: Criteri espliciti e condivisi con gli studenti prima della prova. Esempio: Completezza (10 punti), Correttezza dei calcoli (20 punti), Creatività della soluzione (10 punti), Chiarezza comunicativa (10 punti).
  • Osservazione sistematica: Mentre gli studenti lavorano, osservi come affrontano il problema, come collaborano, come si organizzano. Usa griglie di osservazione strutturate.
  • Portfolio: Raccogli documentazione del percorso (bozze, correzioni, riflessioni), non solo il prodotto finale.
  • Autovalutazione: Chiedi agli studenti di riflettere: “Cosa hai imparato?”, “Cosa rifaresti diversamente?”. La metacognizione è parte della competenza.

Approfondisci i tipi di valutazione per il concorso docenti.

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Come comunicare efficacemente con i genitori degli studenti?

Una comunicazione efficace con le famiglie è fondamentale per il successo educativo degli studenti. La preparazione al colloquio è essenziale: raccogliere esempi concreti del lavoro dello studente, dati su progressi e difficoltà, preparare suggerimenti pratici per il supporto domestico. Iniziare sempre con aspetti positivi prima di affrontare le criticità.

Durante il colloquio, praticare l’ascolto attivo: lasciare spazio alle preoccupazioni dei genitori, riformulare per verificare la comprensione, evitare linguaggio tecnico eccessivo. Presentare osservazioni oggettive (“Marco ha consegnato 3 compiti su 10”) piuttosto che giudizi (“Marco è svogliato”). Mantenere il focus sullo studente e sul suo benessere, non sulle dinamiche familiari.

Per situazioni conflittuali, mantenere la calma professionale, documentare gli scambi, coinvolgere se necessario il coordinatore o il dirigente. Non cedere a provocazioni ma ribadire l’obiettivo comune: il successo dello studente. Stabilire confini chiari: disponibilità negli orari di ricevimento, non su WhatsApp personale.

Il registro elettronico è strumento di trasparenza: annotazioni tempestive e costruttive, voti accompagnati da commenti orientativi, comunicazioni chiare su scadenze e materiali. Le circolari importanti vanno segnalate e verificate nella ricezione.

Proporre strategie collaborative concrete: suggerimenti per il supporto nei compiti, risorse per approfondimenti, modalità di rinforzo domestico coerenti con il lavoro scolastico. Le competenze relazionali del docente includono la capacità di costruire un’alleanza educativa basata su fiducia reciproca e obiettivi condivisi.

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Come valutare correttamente gli apprendimenti degli studenti?

Una valutazione efficace degli apprendimenti richiede un approccio sistematico e multidimensionale. La valutazione diagnostica iniziale identifica prerequisiti e livelli di partenza attraverso test d’ingresso e osservazioni sistematiche, permettendo di personalizzare il percorso didattico.

La valutazione formativa accompagna il processo di apprendimento con verifiche frequenti e diversificate: osservazioni in classe, compiti autentici, portfolio, peer assessment. Il feedback tempestivo e specifico è cruciale: non limitarsi al voto numerico ma fornire indicazioni concrete per il miglioramento. Utilizzare rubriche valutative condivise con gli studenti rende i criteri trasparenti e promuove l’autovalutazione.

La valutazione sommativa certifica i risultati raggiunti attraverso prove strutturate, semi-strutturate e non strutturate. Variare le tipologie rispetta i diversi stili cognitivi: test a risposta multipla per conoscenze fattuali, problemi aperti per competenze complesse, presentazioni orali per capacità espositive, progetti per competenze trasversali.

Per studenti con BES e DSA, applicare misure compensative e dispensative previste dai PDP: tempi aggiuntivi, uso di mappe, verifiche programmate, valutazione dei contenuti più che della forma. La valutazione deve sempre considerare il progresso individuale rispetto al punto di partenza.

Documentare il processo valutativo nel registro elettronico con annotazioni descrittive, non solo numeriche. Le moderne competenze del docente includono la capacità di utilizzare la valutazione come strumento di crescita, non di selezione, promuovendo una cultura dell’errore come opportunità di apprendimento.

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Quali strumenti e piattaforme digitali sono indispensabili per la didattica moderna?

La didattica digitale moderna richiede la padronanza di strumenti diversificati per obiettivi specifici. Le piattaforme di gestione classe come Google Classroom o Microsoft Teams costituiscono l’infrastruttura base: permettono di distribuire materiali, assegnare compiti, fornire feedback e mantenere la comunicazione con studenti e famiglie. Sono essenziali per organizzare il flusso di lavoro didattico.

Gli strumenti collaborativi trasformano l’apprendimento in esperienza condivisa. Padlet permette di creare bacheche virtuali dove gli studenti contribuiscono con idee e materiali; Jamboard facilita il brainstorming visuale; Google Documenti abilita la scrittura collaborativa in tempo reale. Questi strumenti sviluppano competenze di lavoro di gruppo fondamentali.

Per le verifiche interattive, Kahoot e Mentimeter rendono la valutazione formativa coinvolgente attraverso quiz gamificati. Wordwall offre template personalizzabili per attività didattiche ludiche. Forms e Moduli Google permettono verifiche più strutturate con correzione automatica.

La creazione di contenuti si avvale di Canva per infografiche e presentazioni accattivanti, Edpuzzle per video interattivi con domande integrate, Genially per presentazioni dinamiche. Per studenti con BES, strumenti come Read&Write o la sintesi vocale integrata sono indispensabili.

Le mappe concettuali digitali con Mindmeister o Coggle facilitano l’organizzazione delle conoscenze e supportano diversi stili di apprendimento. L’integrazione di questi strumenti nelle competenze del docente moderne non è più opzionale ma necessaria per una didattica efficace e inclusiva nell’era digitale.

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Come si diventa insegnante di sostegno?

Diventare insegnante di sostegno significa scegliere un ruolo di fondamentale importanza per l’inclusione scolastica. Il percorso per accedere a questa professione è specifico e richiede, oltre ai titoli di studio validi per l’insegnamento su posto comune, il conseguimento di una specializzazione polivalente.

Lo strumento per ottenerla è il TFA Sostegno (Tirocinio Formativo Attivo), un corso di specializzazione universitario a numero chiuso. Per accedere al TFA è necessario superare una dura selezione composta da un test preselettivo, una prova scritta e una prova orale.

La preparazione richiede studio approfondito di: pedagogia speciale, psicologia dello sviluppo e dell’apprendimento, didattica inclusiva, normativa su integrazione scolastica (Legge 104/1992, Decreto Legislativo 66/2017,…), metodologie didattiche innovative. È consigliabile simulare le prove d’esame.

Il corso ha una durata di circa 8 mesi e prevede lezioni, laboratori e un tirocinio pratico presso le istituzioni scolastiche. 

Il corso TFA prevede 250 ore di tirocinio diretto e indiretto presso scuole accoglienti, laboratori didattici, insegnamenti teorici e una tesi finale. I posti disponibili sono limitati e definiti annualmente dal Ministero in base ai fabbisogni regionali.

Una volta superato l’esame finale, si ottiene il titolo di specializzazione per il sostegno, che consente l’iscrizione nella prima fascia delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) su posto di sostegno. Questo titolo offre importanti opportunità lavorative e, negli ultimi anni, è diventato anche un canale privilegiato per l’immissione in ruolo. 

Recentemente, il Ministero dell’Istruzione e Merito, per sanare l’annosa questione dei titoli di specializzazione sul sostegno conseguiti all’Estero, ha previsto l’attivazione di una nuova versione di TFA, in formato ridotto, gestita dall’Indire. 

Per una visione d’insieme del sistema, consulta il nostro articolo su Come Diventare Insegnante.

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Quali sono le principali difficoltà nel garantire la continuità didattica?

Una delle principali difficoltà è il precariato degli insegnanti di sostegno, che spesso sono assunti con contratti a tempo determinato, con conseguenti frequenti cambi di docenti. Anche la gestione delle graduatorie possono rendere difficile mantenere la stessa figura di sostegno per più anni consecutivi.

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Quali sono i principali ostacoli all’attuazione della continuità didattica nel sistema scolastico italiano?

Gli ostacoli principali includono il precariato degli insegnanti di sostegno, la gestione inefficace delle graduatorie e il mancato investimento in maggiori stabilizzazioni. Questi fattori possono rendere difficile garantire che lo stesso insegnante segua un alunno con disabilità per più anni consecutivi, compromettendo la qualità del sostegno offerto.

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Quali soluzioni sono state proposte per migliorare ulteriormente la continuità didattica?

Tra le soluzioni proposte vi sono l’aumento dei posti a tempo indeterminato per gli insegnanti di sostegno e una migliore gestione delle graduatorie per favorire la permanenza degli stessi docenti nelle scuole. Anche l’incremento delle risorse per la formazione degli insegnanti specializzati sono azioni suggerite per migliorare la continuità didattica.

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Che differenza c’è tra gli insegnanti specializzati e non specializzati in termini di continuità didattica?

Gli insegnanti specializzati nel sostegno hanno una priorità assoluta nella conferma. Tuttavia, il Decreto Legge n. 71/2024 permette anche ai docenti non specializzati di essere confermati, a patto che abbiano maturato anni di servizio nello stesso grado di istruzione e non vi siano candidati specializzati disponibili.

FAQ

01

Tra le soluzioni proposte vi sono l’aumento dei posti a tempo indeterminato per gli insegnanti di sostegno e una migliore gestione delle graduatorie per favorire la permanenza degli stessi docenti nelle scuole. Anche l’incremento delle risorse per la formazione degli insegnanti specializzati sono azioni suggerite per migliorare la continuità didattica.

02

Gli insegnanti specializzati nel sostegno hanno una priorità assoluta nella conferma. Tuttavia, il Decreto Legge n. 71/2024 permette anche ai docenti non specializzati di essere confermati, a patto che abbiano maturato anni di servizio nello stesso grado di istruzione e non vi siano candidati specializzati disponibili.

03

Le famiglie degli alunni con disabilità possono presentare una richiesta formale al dirigente scolastico per la conferma dell’insegnante di sostegno. La loro partecipazione è fondamentale perché permette di valorizzare l’esperienza positiva maturata con un determinato insegnante e favorire un percorso educativo stabile per l’alunno.

04

Per confermare un insegnante di sostegno, è necessario che l’insegnante abbia già lavorato con lo stesso alunno nell’anno precedente e che vi siano posti disponibili nella scuola. Il dirigente scolastico deve inoltre verificare che l’insegnante abbia i requisiti richiesti dalle graduatorie e che non ci siano candidati con maggiore punteggio.

05

La continuità didattica consente agli alunni con disabilità di avere un rapporto stabile e di fiducia con l’insegnante di sostegno, fondamentale per il loro sviluppo educativo e psicologico. Questo permette una maggiore coerenza nel Piano Educativo Individualizzato (PEI), facilitando un apprendimento più efficace e mirato.

06

La continuità didattica è cruciale per evitare interruzioni nel processo di apprendimento degli alunni con disabilità. Cambiare frequentemente insegnanti può causare regressioni e difficoltà di adattamento. Al contrario, un insegnante stabile può seguire meglio il progresso dell’alunno e adattare il piano educativo alle sue esigenze nel tempo.

07

La continuità didattica si riferisce alla possibilità per un alunno con disabilità di essere seguito dallo stesso insegnante di sostegno per più anni consecutivi. Questo garantisce un percorso educativo costante, migliorando il rapporto di fiducia tra l’alunno e l’insegnante e ottimizzando i risultati scolastici.

08

La valutazione gioca un ruolo chiave nel percorso educativo, essendo uno strumento di trasparenza e condivisione dei criteri e dei risultati di apprendimento. Diventa un mezzo formativo per gli studenti, aiutandoli a identificare i propri punti di forza e debolezza e a utilizzare queste informazioni per migliorarsi.

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normativa

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Decreto Legislativo n. 66 del 2017: Norme per la promozione dell’inclusione scolastica

Il D.Lgs n. 66 del 2017 introduce norme per promuovere l’inclusione scolastica degli studenti con disabilità. Mira a garantire un sistema educativo inclusivo che risponda ai bisogni educativi di ciascun alunno, promuovendo il coinvolgimento attivo delle famiglie e la collaborazione tra scuole, enti locali e servizi sociali. Viene istituito un sistema di pianificazione individualizzata (PEI), con un forte impegno da parte di tutte le componenti scolastiche per assicurare il successo formativo e la continuità educativa degli studenti con disabilità.

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Decreto Legge n. 71 del 2024: Disposizioni urgenti in materia di sostegno didattico agli alunni con disabilità

Il Decreto Legge n. 71 del 2024 include diverse misure volte a migliorare il sostegno didattico agli alunni con disabilità e a garantire il regolare avvio dell’anno scolastico 2024-2025. Le principali disposizioni in materia di supporto didattico si concentrano sull’aumento del numero di docenti specializzati e sulla semplificazione delle procedure di formazione e riconoscimento delle qualifiche.

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Decreto Legislativo n. 59 del 2017: Riforma del reclutamento e formazione dei docenti nella scuola secondaria

Il Decreto Legislativo n. 59 del 2017 riforma il sistema di reclutamento e formazione dei docenti per la scuola secondaria di primo e secondo grado. Introduce un percorso triennale di formazione iniziale e tirocinio (FIT), necessario per accedere all’insegnamento e stabilisce criteri più stringenti per la selezione e la valutazione dei candidati. Il decreto prevede, inoltre, modalità di aggiornamento professionale per i docenti già in servizio, al fine di garantire una formazione continua e un miglioramento costante delle competenze didattiche.

Il decreto ha subito diverse revisioni ed integrazioni dal 2017 ad oggi.

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Decreto legislativo n. 62 del 2017

Il Decreto Legislativo n. 62 del 2017 stabilisce norme sulla valutazione degli apprendimenti e sulla certificazione delle competenze nel primo ciclo di istruzione e sugli esami di Stato. Questo decreto mira a riformare la valutazione degli studenti, enfatizzando la valutazione formativa, coerente con l’offerta formativa delle scuole.

Inoltre, tratta la valutazione del comportamento e la partecipazione a rilevazioni nazionali e internazionali per valutare la qualità del sistema educativo. Include anche disposizioni per la valutazione degli studenti con cittadinanza non italiana.

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